Tanto affascinante quanto al contempo complesso, l’universo contract è divenuto il canale prioritario di molte aziende per lo sviluppo nei mercati esteri. Così per Aran World, che nel progetto è da anni protagonista attivo a livello internazionale, e negli USA in particolare.
Dalla fornitura di cucine per residenze high-end (in condomini e tower in primis) all’aggiunta di una linea di arredi per il bagno, via via ampliando le soluzioni arredative con armadiature e cabine armadio, arrivando al living. Senza dimenticare le collezioni ufficio grazie al brand Newform che è parte del Gruppo.

La crescita nel settore e conseguentemente nell’offerta d’arredo trova risposta nella capacità di Aran World di aver interpretato e fatto propria una tendenza evidente soprattutto all’estero: quella di mettere a disposizione abitazioni già complete (a partire proprio dagli elementi principali come le cucine e i bagni) o turnkey, quindi progetti chiavi in mano con possibilità di personalizzazione. Un’assimilazione resa possibile grazie all’ampia struttura produttiva del Gruppo e alla presenza di un ufficio tecnico interno dedicato al contract.

Negli ultimi due anni l’accresciuta presenza in progetti internazionali e la forte specializzazione nel comparto hanno portato l’azienda ad affinare tale vocazione con l’obiettivo di un efficientamento: «Con la crescita che abbiamo riscontrato nel contract, non solo negli USA che sono il nostro fiore all’occhiello, ma in generale in tutto il mondo – siamo cresciuti in Cina, Sud America, Medio Oriente ed Estremo Oriente, da Taiwan alla Corea, e Australia – ci siamo resi conto che era necessario staccare il contract dal canale retail e conferirgli una divisione dedicata – ci racconta Vincenzo Romanelli, in Aran dal ’97 come Direttore Commerciale e oggi Responsabile Divisione Contract – In precedenza infatti i progetti erano realizzati in collaborazione con i nostri clienti e partner retail. Occorreva invece scendere in campo direttamente e questo è stato per noi il cambiamento principale: mentre prima ci rivolgevamo soprattutto al nostro distributore, ora entriamo in contatto diretto con genera contractor o developer, così da poter controllare tutto il processo dalla “a” alla “z” e garantire che abbia un flusso costante».

Il percorso è quindi iniziato lo scorso anno con la realizzazione dei nuovi uffici che all’interno dell’headquaters hanno anche una collocazione separata, così che la nuova impronta aziendale sia ben identificabile anche dal punto di vista architettonico.

Il passo successivo, il rafforzamento della squadra con la creazione di Aran Spazio Contract ubicato a Milano all’interno dello showroom di Porta Nuova e diretto da Stefano Bergamini. «Si tratta di uno spazio aperto principalmente ai professionisti, che ci consente di raggiungere in modo più immediato i nostri interlocutori – prosegue Romanelli – Puntare su Milano è stata una scelta importante perché riporta la nostra attenzione sul territorio italiano, dove lo scenario del progetto sta cambiando: si sta finalmente affermando anche qui, a Milano come nelle grandi città, la tendenza da parte dei costruttori di occuparsi dell’intero progetto, consentendo a chi compra di avere già gli arredi inclusi».

Aran Spazio Contract, la cui inaugurazione ufficiale è prevista nei prossimi giorni, diventerà così un modello da esportare anche all’estero: «Intendiamo creare strutture permanenti nei Paesi chiave, tra cui ovviamente gli Stati Uniti, dove parallelamente agli spazi retail ci saranno showroom, anche non a livello strada, rivolti ai professionisti».

Luoghi, persone, strumenti (anche la digitalizzazione e l’implementazione tecnologica fanno parte del piano di crescita e specializzazione) sono i punti chiave della strategia attuata da Aran World in risposta a un andamento molto positivo del mercato contract (nonostante il rallentamento globale dei due anni appena trascorsi) che vede il Gruppo attivo su più fronti.
«La nostra forza risiede nella possibilità di fornire un pacchetto completo, multiprodotto (stiamo infatti siglando partnership per fornire anche gli imbottiti e l’illuminazione) e multicanale, ossia diversificato per target: dal residenziale high-end ultra luxury a edifici di taglio medio, e lo stesso vale nel campo hospitality. Abbiamo ad esempio appena concluso un progetto prestigioso di cento unità sulla Quinta Strada a New York e contemporaneamente un progetto di 350 unità in Svizzera. Stiamo quotando un numero importante di progetti molto differenti fra loro e questo indica che il contract si è ripreso molto bene dalla pandemia, anzi sta accelerando, ovviamente nei Paesi in cui la situazione sanitaria lo permette».

Si guarda quindi al futuro con (cauto) ottimismo. «Abbiamo investito molto in questa strategia, ci abbiamo creduto e abbiamo creato una struttura con una missione chiara. Se prima il contract aveva un andamento elastico, ora intendiamo fare in modo che sia stabile e livellato verso l’alto».

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